Santissimi Jacopo e Lucia – San Miniato

La chiesa dei SS. Jacopo e Lucia (comunemente chiamata di San Domenico) fu consacrata nel 1074 dal vescovo di Lucca Anselmo; nel 1329 fu presa in cura dai Padri Domenicani che vi fabbricarono un convento dove abitarono fino al 1977. Fu arricchita dalle facoltose famiglie nobili sanminiatesi che ne assunsero il patronato. Cappelle e altari che ancora portano il loro nome: Ruffoli, Armaleoni-Rimbotti, Gucci, Chellini, Pazzi, Settimanni, Roffia, Grifoni, Catanti, Lupezzinghi, Morali, Fiamminghi, Borromei.                                                                         

Nel 1330 i Priori del Comune di San Miniato e il Proposto della Chiesa di Santa Maria, Ugone Malpighi, concessero ai padri domenicani di ingrandire la chiesa ed edificare il convento; i monaci vi si stanziarono dal 1345. Nel 1520 si iniziò la costruzione del chiostro ultimato nel 1600; negli stessi anni il convento fu ampliato nella parte destra con la costruzione del refettorio, oggi adibito a biblioteca comunale. Nel maggio 1799, nei locali del convento soggiornarono le truppe napoleoniche; con l’unità d’Italia il chiostro e parte dei locali passarono al Demanio e furono aperti al pubblico. L’interno è a navata unica, con cappelle laterali che vennero chiuse nel Settecento, eccezion fatta per quelle del presbiterio. Spiccano alcuni affreschi, tra cui Storie di san Domenico, di Anton Domenico Bamberini coadiuvato da artisti lucchesi del Settecento. Al primo altare a destra una Madonna col Bambino tra i santi Ludovico, Bertrando e Rosa, di artista fiorentino del Seicento; al secondo una Madonna e santi domenicani di Francesco Curradi; al terzo Madonna col Bambino e san Pio V di Ranieri del Pace. Nel presbiterio, da destra, si trova la Cappella Samminiati, con all’altare una Madonna col Bambino e quattro santi e quattro storie nella predella, opera di Domenico di Michelino. A sinistra il sepolcro di Giovanni Chellini, realizzato dopo il 1460 e successivamente modificato, sia nello stesso secolo (con l’aggiunta della parte inferiore) che, più drasticamente, nel Settecento; viene attribuito a Bernardo Rossellino. Segue la Cappella degli Armaleoni, con un San Lorenzo sul pilastro esterno opera di Francesco d’Antonio, e Scene della vita di Maria, ciclo di affreschi tardo trecentesco riferibile all’ambito di Niccolò Gerini; all’altare una Madonna col Bambino, santi e committenti, tavola di scuola botticelliana attribuita al Maestro di San Miniato; la predella, con cinque Storie di san Giovanni Battista è più antica, e riferita a Mariotto di Nardo. All’altare maggiore un crocifisso ligneo del Cinquecento. La cappella successiva (cappella maggiore), detta degli Spedalinghi, è affrescata da Galileo Chini. Nella cappella Grifoni, la tavola di scuola fiorentina del Cinquecento mostra un San Vincenzo Ferrer; vi si trova inoltre una Deposizione del Poppi, con la pregevole cornice originale. Il tabernacolo con le Storie di san Jacopo è dello stesso artista di ambito geriniano della cappella degli Armaleoni. Proseguendo sulla navata sinistra si incontra, tra il terzo e il secondo altare, un tondo robbiano con l’Annunciazione di Giovanni della Robbia; al secondo altare l’Arcangelo Michele di Giovan Battista Galestrucci (1658). In controfacciata infine Angeli musicanti e quattro santi di Lippo d’Andrea (inizio del XV secolo) e una tavola con la Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Battista e Andrea di Andrea Guidi, un seguace di Antoniazzo Romano. Tra le altre opere visibili in chiesa un Sant’Anselmo vescovo, della bottega di Masolino da Panicale e San Giacinto in preghiera, di Jacopo Ligozzi. Nella chiesa si trovano due organi a canne: quello principale, su cantoria lungo la parete destra della navata, fu costruito da Francesco Maria Galganetti nel 1602 e ampliato da Michelangelo Paoli nel 1840.